100% DI TUMORI CHE REGREDISCONO NATURALMENTE!


immagine natura con arcobaleno

100% DI TUMORI CHE REGREDISCONO NATURALMENTE!
DA MIGLIAIA DI AUTOPSIE SU VITTIME DI INCIDENTI STRADALI EMERGE UNA VERITÀ SCONVOLGENTE E STRAORDINARIA!

(…) Nel corso della vita è infatti “normale“ sviluppare tumori, e non a caso la stessa Medicina sa bene che sono migliaia le cellule tumorali prodotte ogni giorno dall’organismo.
Queste, poi, vengono distrutte e/o fagocitate dal Sistema Immunitario, se l’organismo funziona correttamente.

Molti tumori regrediscono o rimangono incistati per lungo tempo quando la Vis Medicratix Naturae (la forza risanatrice che ogni essere vivente possiede) è libera di agire.

La “Legge di Guarigione descrive il modo con cui tale forza vitale di ogni organismo reagisce alla malattia e ripristina la salute”.

Luigi De Marchi, psicologo clinico e sociale, autore di numerosi saggi conosciuti a livello internazionale, parlando con un amico anatomo-patologo del Veneto sui dubbi dell’utilità delle diagnosi e delle terapie anti-tumorali, si sentì rispondere:
«Sì, anch’io ho molti dubbi.
Sapessi quante volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale»[1].

«Se la tanto conclamata diffusione delle patologie cancerose negli ultimi decenni – si chiese Luigi De Marchi – in tutto l’Occidente avanzato fosse solo un’illusione ottica, prodotta dalla diffusione delle diagnosi precoci di tumori che un tempo passavano inosservati e regredivano naturalmente?

E se il tanto conclamato incremento della mortalità da cancro fosse solo il risultato sia dell’angoscia di morte prodotta dalle diagnosi precoci e dal clima terrorizzante degli ospedali, sia della debilitazione e intossicazione del paziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti e tossiche della Medicina ufficiale. Insomma, se fosse il risultato del blocco che l’angoscia della diagnosi e i danni delle terapie impongono ai processi naturali di regressione e guarigione dei tumori?”.[2]

Con quanto detto da Luigi De Marchi – confermato anche da autopsie eseguite in Svizzera su cadaveri di persone morte non per malattia – si arriva alla sconvolgente conclusione che moltissime persone hanno (o avevano) uno o più tumori, ma non sanno (o sapevano) di averli.
In questa specifica indagine autoptica (autopsie) fatta in Svizzera, ed eseguita su migliaia di persone morte in incidenti stradali (quindi non per malattia), è risultato qualcosa di sconvolgente:

– Il 38% delle donne (tra i 40 e 50 anni) presentavano un tumore (in situ) al seno;
– Il 48% degli uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla prostata;
– Il 100% delle donne e uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla tiroide.[3]

Con tumore in situ s’intende un tumore chiuso, chiuso nella sua capsula, non invasivo che può rimanere in questo stadio per molto tempo e anche regredire.

Secondo la Medicina Omeopatica , la “Legge di Guarigione descrive il modo con cui tale forza vitale di ogni organismo reagisce alla malattia e ripristina la salute”.[4]

Cosa succede alla Legge di Guarigione, al meccanismo vitale di autoguarigione, se dopo una diagnosi di cancro la vita viene letteralmente sconvolta dalla notizia del male?
E cosa succede all’organismo (e al Sistema Immunitario) quando viene fortemente debilitato dai farmaci ?

Ulteriori dati poco conosciuti

Poco nota al grande pubblico è la vasta ricerca condotta per 23 anni dal prof. Hardin B. Jones, fisiologo dell’Università della California, e presentata nel 1975 al Congresso di cancerologia presso l’Università di Berkeley.

Oltre a denunciare l’uso di statistiche falsate, egli prova che i malati di tumore che NON si sottopongono alle tre terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia) sopravvivono più a lungo o almeno quanto coloro che ricevono queste terapie. [5]

Il prof. Jones dimostra che le donne malate di cancro alla mammella che hanno rifiutato le terapie convenzionali mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.[6]

Un’altra ricerca pubblicata su The Lancet del 13/12/1975 (che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi), dimostra che la vita media di quelli trattati con chemioterapia è stata di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 120 giorni.[7]

Una persona malata di tumore ha statisticamente una percentuale maggiore di sopravvivenza se non segue i protocolli terapeutici ufficiali.

Per “curare” il tumore oggi vengono utilizzati degli ‘agenti vescicanti’: prodotti militari usati nelle guerre chimiche.
Anche se la ”guerra al cancro” viene portata avanti con ogni mezzo dall’establishment, ritengo che ci sia un limite a tutto.

Mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno,
neppure se richiesto, un farmaco mortale.
(Giuramento di Ippocrate)

   I pericoli della chemioterapia

Il principio terapeutico della chemioterapia è semplice: si usano sostanze chimiche altamente tossiche per uccidere le cellule cancerose.
Il concetto che sta alla base di questo ragionamento limitato e assolutamente materialista è che alcune cellule, a causa di fattori ambientali, genetici o virali, impazziscono iniziando a riprodursi caoticamente creando delle masse (neoplasie).

La Medicina perciò tenta di annientare queste cellule con farmaci citotossici (cioè tossici per le cellule). Tuttavia, questa feroce azione mortale, non essendo in grado di distinguere le cellule sane da quelle neoplastiche (impazzite), cioè i tessuti tumorali da quelli sani, colpisce e distrugge l’intero organismo vivente.
Ci hanno sempre insegnato che l’unica cura efficace per i tumori è proprio la chemioterapia, ma si sono dimenticati di dirci che queste sostanze di sintesi sono dei veri e propri veleni. Solo chi ha provato sulla propria pelle le famose iniezioni sa cosa voglio dire.

«Il fluido altamente tossico veniva iniettato nelle mie vene. L’infermiera che svolgeva tale mansione indossava guanti protettivi perché se soltanto una gocciolina del liquido fosse venuta a contatto con la sua pelle l’avrebbe bruciata.

Non potei fare a meno di chiedermi: ‘Se precauzioni di questo genere sono richieste all’esterno, che diamine sta avvenendo nel mio organismo?’.

Dalle 19 di quella sera vomitai alla grande per due giorni e mezzo. Durante la cura persi manciate di capelli, l’appetito, la colorazione della pelle, il gusto per la vita.

Ero una morta che camminava».
[ Testimonianza di una malata di cancro al seno ]

Un malato di tumore viene certamente avvertito che la chemio gli provocherà (forse) nausea, (forse) vomito, che cadranno i capelli, ecc.

Ma siccome è l’unica cura ufficiale riconosciuta, si devono stringere i denti e firmare il consenso informato, cioè si sgrava l’Azienda Ospedaliera o la Clinica Privata da qualsiasi problema e responsabilità.

Le precauzioni del personale infermieristico che manipolano le sostanze chemioterapiche appena lette nella testimonianza, non sono una invenzione. L’Istituto Superiore di Sanità italiano ha fatto stampare un fascicolo dal titolo “Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici” per tutti gli addetti ai lavori, cioè per coloro che maneggiano fisicamente le fiale per la chemio (di solito infermieri professionali e/o medici).

    Fiale che andranno poi iniettate ai malati.

Alla voce Antraciclinici (uno dei chemioterapici usati) c’è scritto che dopo la sua assunzione può causare: “Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o cronica (mortalità del 50% dei casi).

Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni”.[8]

Alla voce Procarbazina (un altro dei chemioterapici usati) c’è scritto che dopo la sua assunzione può causare:

“E’ cancerogena, mutagena e teratogena (malformazione nei feti) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10% di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.

In un altro documento, sempre del Ministero della Sanità (Dipartimento della Prevenzione – Commissione Oncologica Nazionale) dal titolo “Linee-guida per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti a chemioterapici antiblastici in ambiente sanitario” (documento pubblicato dalle Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano) c’è scritto: “Uno dei rischi rilevati nel settore sanitario è quello derivante dall’esposizione ai chemioterapici antiblastici. Tale rischio è riferibile sia agli operatori sanitari, che ai pazienti”.
Qui si parla espressamente dei rischi per operatori e pazienti.

Il documento continua dicendo: “Nonostante numerosi chemioterapici antiblastici siano stati riconosciuti dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) e da altre autorevoli Agenzie internazionali come sostanze sicuramente cancerogene o probabilmente cancerogene per l’uomo, a queste sostanze non si applicano le norme del Titolo VII del D.lgs n. 626/94 ‘Protezione da agenti cancerogeni’. Infatti, trattandosi di farmaci, non sono sottoposti alle disposizioni previste dalla Direttiva 67/548/CEE e quindi non è loro attribuibile la menzione di R45 ‘Può provocare il cancro’ o la menzione R49 ‘Può provocare il cancro per inalazione’”.

Quindi queste sostanze, nonostante provochino il cancro, non possono essere etichettate come cancerogene (R45 e R49) semplicemente perché sono considerate “farmaci”.

Questa informazione è molto interessante.

Andiamo avanti:

“Nella tabella 1 [vedi sotto, ndA] è riportato un elenco, non esaustivo, dei chemioterapici antiblastici che sono stati classificati dalla IARC nel gruppo ‘cancerogeni certi per l’uomo’ e nel gruppo ‘cancerogeni probabili per l’uomo’. L’Agenzia è arrivata a queste definizioni prevalentemente attraverso la valutazione del rischio ‘secondo tumore’ che nei pazienti trattati con chemioterapici antiblastici può aumentare con l’aumento della sopravvivenza. Infatti, nei pazienti trattati per neoplasia è stato documentato lo sviluppo di tumori secondari non correlati con la patologia primitiva”.

Tabella 1
Cancerogeni per l’uomo: Butanediolo dimetansulfonato (Myleran) – Ciclofosfamide – Clorambucil – 1(2-Cloretil)-3(4-metilcicloesil)-1-nitrosurea (Metil-CCNU) – Melphalan – MOPP (ed altre miscele contenenti alchilanti) – N,N-Bis-(2-cloroetil)-2-naftilamina (Clornafazina) – Tris(1-aziridinil)fosfinsolfuro (Tiotepa)

Probabilmente cancerogeni per l’uomo: Adriamicina – Aracitidina – 1(2-Cloroetil)-3-cicloesil-1nitrosurea (CCNU) – Mostarde azotate – Procarbarzina

Certamente si tratta di un elenco incompleto perché, sfogliando una trentina di bugiardini di chemioterapici, mancano diverse molecole cancerogene per ammissione stessa dei produttori.

In conclusione, il documento sulle “linee guida” riporta alla voce “Smaltimento”:

“Tutti i materiali residui dalle operazioni di manipolazione dei chemioterapici antiblastici (mezzi protettivi, telini assorbenti, bacinelle, garze, cotone, fiale, flaconi, siringhe, deflussori, raccordi) devono essere considerati rifiuti speciali ospedalieri. Quasi tutti i chemioterapici antiblastici sono sensibili al processo di termossidazione (incenerimento), per temperature intorno ai 1000-c La termossidazione, pur distruggendo la molecola principale della sostanza, può comunque dare origine a derivati di combustione che conservano attività mutagena.

È pertanto preferibile effettuare un trattamento di inattivazione chimica (ipoclorito di sodio) prima di inviare il prodotto ad incenerimento.

Le urine dei pazienti sottoposti ad instillazioni endovescicali dovrebbero essere inattivate prima dello smaltimento, in quanto contengono elevate concentrazioni di principio attivo”.

Queste sostanze, che vengono sistematicamente iniettate nei malati, anche se incenerite a 1000°C “conservano attività mutagena”.

Ma che razza di sostanze chimiche sono mai queste?
La spiegazione tra poche righe.

L’amara conclusione, che si evince dall’Istituto Superiore di Sanità, è che l’oncologia moderna per curare il cancro utilizza delle sostanze chimiche che sono cancerogene (provocano il cancro), mutagene (provocano mutazioni genetiche) e teratogene (provocano malformazioni nei discendenti).

C’è qualcosa che non torna:

perché ad una persona sofferente dal punto di vista fisico, psichico e morale, debilitata e sconvolta dalla malattia, vengono iniettate sostanze così tossiche?

Questo apparente controsenso

– se non si abbraccia l’idea che qualcuno ci sta coscientemente avvelenando –

si spiega nella visione riduzionista e totalmente materialista che ha la Medicina , ma questo è un argomento che affronteremo più avanti.

In Appendice sono stati pubblicati alcuni degli effetti collaterali (scritti nei bugiardini dalle lobby chimico-farmaceutiche che li producono) di circa trenta farmaci chemioterapici.

Uno per tutti: l’antineoplastico denominato Alkeran® (50 mg/10 ml: polvere e solvente per soluzione iniettabile che contiene come eccipiente: “acido cloridrico”) della GlaxoSmithKline. “Un alchilante analogo alla mostarda azotata”. Alchilante è un farmaco capace di combinarsi con gli elementi costitutivi della cellula provocandone la sua alterazione.[9]
Dal bugiardino si evince che questa sostanza chimica (usata nei malati tumorali), oltre a provocare la leucemia acuta (“è leucemogeno nell’uomo”), causa difetti congeniti nella prole dei pazienti trattati.

Alla voce “Eliminazione”, viene confermato quanto riportato sopra: “L’eliminazione di oggetti taglienti, quali aghi, siringhe, set di somministrazione e flaconi deve avvenire in contenitori rigidi etichettati con sigilli appropriati per il rischio.

Il personale coinvolto nell’eliminazione (dell’Alkeran) deve adottare le precauzioni necessarie ed il materiale deve essere distrutto, se necessario, mediante incenerimento”.
Incenerimento, come abbiamo letto prima, alla temperatura di 1000-1200 gradi!

La spiegazione è che queste sostanze sono analoghe alle “mostarde azotate”.

Il sito del Ministero della Salute italiano, alla voce “Emergenze Sanitarie”, si esprime così: “Le mostarde azotate furono prodotte per la prima volta negli anni ’20 e ’30 come potenziali armi chimiche.

Si tratta di agenti vescicatori simili alle mostarde solforate che si presentano in diverse forme e possono emanare un odore di pesce, sapone o frutta.

Sono note anche con la rispettiva designazione militare HN-1, HN-2 e HN-3.

Le mostarde azotate sono fortemente irritanti per pelle, occhi e apparato respiratorio.

Sono in grado di penetrare nelle cellule in modo molto rapido e di causare danni al sistema immunitario e al midollo osseo (…) che si manifestano già dopo 3-5 giorni dall’esposizione, che causano anche anemia, emorragie e un maggiore rischio di infezioni.

Quando questi effetti si presentano in forma grave, possono condurre alla morte”.[10]

Marcello Pamio – tratto da “Cancro Spa: leggere attentamente le avvertenze”

[1] Medicina kaput col mito del placebo?, Luigi De Marchi

www.luigidemarchi.it/innovazioni/educazione/articoli/01_medicinakaput.html
[2] Idem
[3] Conferenza “Medicalizzazione della vita e comunicazione sanitaria” del Dottor Gianfranco Domenighetti – già Direttore sanitario del Canton Ticino – tenuta il 22 novembre 2008 al VIII° Congresso nazionale di medicina omeopatica di Verona.
[4] “Approccio metodologico all’omeopatia”, Dottor Roberto Gava, farmacologo e tossicologo, ed. Salus Infirmorum, Padova
[5] “Il tradimento della medicina”, Alberto Mondini
[6] Idem
[7] Idem
[8] Per mutageno si intende ogni agente chimico o fisico che agisce sui cromosomi alterandone l’informazione genetica. Per cancerogeno si intende ogni sostanza capace di produrre il cancro.
[9] Gli alchilanti agiscono direttamente sul DNA di qualsiasi tipo di cellula senza specificità. Possono intervenire sulle basi del DNA oppure rompendo l’intera molecola di DNA o ancora bloccando la trascrizione o la duplicazione. L’azione principale di un alchilante consiste però nel formare un legame trasversale tra due eliche complementari di DNA che porta alla rottura della catena polinucleotidica. Quindi, il DNA viene danneggiato e non è più in grado di duplicarsi e completare la sintesi proteica.
[10] “Mostarde azotate”, “Emergenze”, tratto dal sito del Ministero della Salute
http://uc6.asimantova.it/index.php?option=com_content&task=view&id=312&Itemid=54
By Marcello Pamio – tratto da “Cancro Spa” – Tratto da: stampa libera.it

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Lo ZENZERO e’ un toccasana specie per il cancro alla Prostata (vedi qui tutti particolari dello studio)

Trovata in Canada un’altra cura alternativa alla chemio e radio terapia, per il cancro, ma le Big Pharma fanno finta di niente – 21 maggio 2011

I ricercatori dell’Università di Alberta, a Edmonton, in Canada hanno trovato una nuova cura per il cancro, la settimana scorsa, ma se ne parla pochissimo nei notiziari e alla TV. È una tecnica semplice, si utilizza un farmaco molto semplice.

Il metodo impiega dicloroacetato, che è attualmente usato per trattare i disordini metabolici. Quindi, non vi è alcuna preoccupazione per gli effetti collaterali o gli effetti a lungo termine.

Questo farmaco non richiede un brevetto, per cui chiunque lo può utilizzare ampiamente ed è economico rispetto ai costosi farmaci antitumorali prodotti da grandi aziende farmaceutiche.

Gli scienziati canadesi hanno testato questo dicloroacetato (DCA) sulle cellule dell’uomo, ed ha ucciso le cellule del cancro dal polmone, mammella e cervello ed ha lasciato intatte quelle sane.

È stato testato su topi con tumori gravi che si sono ridotti quando sono stati alimentati con acqua integrata con DCA. Il farmaco è ampiamente disponibile e la tecnica è facile da usare.

Perché le case farmaceutiche più importanti non sono coinvolte ? O i media non ne sono interessati ?

Nel corpo umano c’è un elemento naturale che lotta contro il cancro: i mitocondri, ma hanno bisogno di essere “spinti” per essere abbastanza efficaci (NdR: i mitocondri sono organi contenuti in ogni cellula umana, con una struttura simile a quella dei batteri, e con un proprio DNA mitocondriale; ( la funzione principale del mitocondrio è quella di produrre energia ed elettroni negativi).

Gli scienziati hanno sempre pensato che i mitocondri venissero danneggiati dal cancro e quindi hanno pensato di concentrarsi sulla glicolisi che è meno efficace e più dispensiosa.

I produttori di farmaci si sono concentrati solo su questo metodo della glicolisi per combattere il cancro. Questo DCA invece non si basa sulla glicolisi ma sui mitocondri, “innesca” i mitocondri che combattono le cellule tumorali.

L’effetto collaterale di questo è che viene anche riattivato un processo chiamato apoptosi. Vedete, i mitocondri contengono un fin troppo importante “pulsante di autodistruzione” che viene a mancare nelle cellule tumorali. Senza di esso, i tumori diventano più grandi e le cellule rifiutano di estinguersi.

I mitocondri pienamente funzionanti, grazie al DCA invece possono finalmente morire. Le aziende farmaceutiche non investono in questa ricerca perché il metodo DCA non può essere brevettato, senza un brevetto non possono fare soldi, come stanno facendo ora con le cure contro l’AIDS.

Dal momento che le case farmaceutiche non se ne interesseranno, altri laboratori indipendenti dovrebbero iniziare a produrre questo farmaco e fare ulteriori ricerche per confermare le conclusioni di cui sopra e produrre i farmaci.

La ricerca originale è disponibile sul dello stato dell’Universita’ di Alberta (Canada).

Traduzione dell’immagine: Le cellule normali (blu) nel bel mezzo della crescita benigna sono affamate di ossigeno, ma possono sopravvivere con la glicolisi, un modo diverso di fare energia. Nel processo i mitocondri, che contengono il meccanismo di autodistruzione cellulare, si spengono. Questo rende le cellule “immortali” e cancerogene (rosso), così esse continuano a replicarsi e il tumore cresce.
La Glicolisi genera anche l’acido lattico che permette al cancro di mangiare cellule attraverso il tessuto, e formare tumori secondari in altre parti del corpo. Un farmaco chiamato dicloroacetato rimette in funzione i mitocondri nelle cellule tumorali (blu) in modo che esse fermino la glicolisi e inizino a produrre energia di nuovo dai mitocondri. Il meccanismo di autodistruzione è quindi attivato, e le cellule avvizziscono e muoiono (marrone).

By Corrado Penna – Fonte originale: hubpages.com / Traduzione a cura di: Marica Esposito– Tratto da ecplanet.com

vedi anche: Cura metabolica (importante) + Cura del ricercatore G. Puccio + Ascorbato di Potassio e Ribosio per il Cancro + Cura del Limone e dell’Uva + Aloe Vera + Altre cure + Nutriterapia Biologica Metabolica

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La terapia ortomolecolare integrata del dottor Nieper per la cura dei tumori: intervista al dottor Massimo Bonucci.
Il dottor Hans A. Nieper, medico oncologo tedesco prematuramente scomparso nel 1998, è stato presidente della Società tedesca di oncologia medica e primario di medicina interna alla Paracelsus Klinik di Hannover in Germania. Nel corso della sua lunga pratica medica, ha messo a punto un protocollo terapeutico contro il cancro basato sull’utilizzo di vitamine e minerali con il quale ha ottenuto
risultati interessanti.
Abbiamo intervistato quello che è stato un suo collaboratore italiano per un quindicennio, il dottor Massimo Bonucci, che tuttora porta avanti la ricerca del dottor Nieper, che ha ampliato e integrato con nuove scoperte.

Il dottor Nieper ha condotto una vita all’insegna della ricerca medica in oncologia e ha messo a punto un metodo di terapia ortomolecolare che si è rivelato nelle sue applicazioni di particolare interesse ed efficacia. Lei che è stato un suo stretto collaboratore e quotidianamente nel suo lavoro di oncologo porta avanti questo metodo.
Vi ringrazio molto dell’opportunità che mi è concessa di parlare di una delle persone a cui devo la mia conoscenza dell’oncologia integrata.
Una delle peculiarità della figura del dottor Nieper è stata la voglia di aiutare le persone ammalate, che lo ha portato a valutare la natura come un mezzo importante nella battaglia contro la neoplasia.

Qual è la teoria alla base dello sviluppo del cancro secondo il dottor Nieper ?
La neoplasia è una malattia multifattoriale, il nostro corpo combatte con cellule alterate. Un buon sistema immunitario può distruggerle prima che queste si moltiplichino. Purtroppo non sempre il nostro sistema immunitario riesce a distruggere tutte le anormalità del nostro corpo.
Ci sono molti fattori che influenzano il sistema immunitario: fattori ambientali, dieta, ereditarietà, stress: tutti questi fattori influenzano negativamente il sistema immunitario, tutte le barriere protettive del nostro corpo. Ecco che la neoplasia non deve essere considerata come alterazione di una cellula, ma di tutto l’organismo.

Secondo lei, quali sono le sostanze che caratterizzano maggiormente la terapia in questione? Quale efficacia reale esse hanno e per quali tipi di cancro ? Ci sono dati in merito ?
Esistono molte sostanze che ci aiutano nella lotta: tra le più importanti ci sono quelle che modulano i messaggi genetici (chiamate da Nieper, sostanze gene-riparatrici), sono estratti di piante carnivore, come la Dionea, piante donatrici di aldeidi (sostanze liposolubili), come le mandorle, la valeriana imalayana o estratti da formiche, le iridodiadi, o come estratti dallo squalene, che si trova anche nell’olio di oliva, o come le oncostatine (sostanze enzimaticheche ripristinano l’azione dei geni alterati).

Tutte queste sostanze sono state utilizzate per decenni, dal dottor Nieper e da molti altri colleghi, fra cui io, con risultati veramente soddisfacenti. Sono state utilizzate per tutti i tipi di tumore, anche se alcune sostanze sono specifiche per certi tipi di tumore (si prenda l’esempio delle oncostatine che vengono utilizzate principalmente per malattie linfoproliferative ed ematologiche).
Esistono numerose pubblicazioni di risultati (fatti dal dottor Nieper in lingua inglese e tedesca), tutte rintracciabili su PUBMED.

Oggi il trattamento del dottr Nieper è sempre il medesimo o è stato perfezionato ? Quali sono le nuove sostanze naturali che lei utilizza e come è arrivato a scoprirne i benefici ?
Oggi il trattamento antitumorale si è arricchito di nuove sostanze: lactoferrina, resveratrolo, curcuma, inositolo, EGCG, sulforafano, vischio, per citarne solo alcuni.
Le nuove sostanze hanno anche valenza scientifica, sappiano perfettamente la loro azione, le loro vie di metabolizzazione, quali benefici possano dare. Il loro uso quotidiano in combinazione con le terapie standard è la conferma della loro efficacia, non considerando il beneficio ed il benessere dei pazienti.

Ci sono strutture sanitarie e ospedaliere in Italia dove è possibile seguire questo tipo di approccio curativo ?
Purtroppo in Italia la medicina integrata non riscuote molto successo, non certo nei pazienti, quanto nella classe medica, soprattutto per uno scetticismo di base legato alla cultura dell’evidenza clinica pubblicata. In questo caso però, mi permetto di dirlo, non è colpa nostra, se la stessa non legge riviste scientifiche adeguate dove sono riportati i molteplici studi scientifici osservazionali, di fase 1 e 2 (ovvero trials clinici), dove sono ampiamente evidenziati i risultati positivi.

Lei organizza da qualche anno dei convegni sull’oncologia integrata in sedi istituzionali, anche di elevata importanza, come la Camera dei deputati. Ci potrebbe spiegare l’intento di questo impegno ? Io organizzo già da due anni congressi internazionali dove vengono riportati studi di ricerca, trattamento e casi clinici trattati con la terapia integrata. È nata un’associazione che promuove detti incontri: la A.R.T.O.I.
L’intento dell’associazione è quello di educare i medici a conoscere l’integrazione, e i pazienti a comprendere i benefici, ma anche i limiti, delle sostanze naturali.
Il nostro obiettivo ed impegno è quello di aiutare il paziente a stare meglio e combattere con maggior vigore, nella consapevolezza della propria malattia.

Secondo lei, come mai, nonostante i risultati che la medicina ortomolecolare può in un certo senso garantire ai pazienti malati di cancro, stenta a decollare in ambito medico questa consapevolezza? Lei
cosa auspicherebbe ?
Il problema è culturale in primis, ovvero non conoscendo le proprietà di molte sostanze naturali si ritiene una perdita di tempo l’utilizzo delle stesse. Ma è anche un problema economico, perché molte sostanze
naturali non sono brevettabili, e quindi non ci sono risvolti economici, e pertanto interesse, a sviluppare studi su farmaci che non possono essere “patentati” ed esclusivi di una casa farmaceutica. Io spero vivamente che si riesca a comprendere che la malattia è un problema della comunità e la sua risoluzione rappresenta un minor costo per tutti noi.

Associazione A.R.T.O.I. (Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate) A.R.T.O.I. è una Associazione senza fini di lucro, Organizzazione professionale multidisciplinare, dedicata allo studio, ricerca ed applicazione di trattamenti oncologici attraverso l’uso integrato di più opzioni terapeutiche.
Ciascuna opzione richiede prodotti naturali e botanici, nutrizione, agopuntura, terapia mente-corpo ed altre modalità complementari.
ARTOI ha come primo obbiettivo la cura del paziente con una patologia, non la patologia.
ARTOI ha la missione di educare professionisti oncologi, medici, personale sanitario all’uso della terapia integrata e la sua validità scientifica.

Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate – Presidente: Dottor Massimo Bonucci – Spec. Anatomia Patologica, Spec. Oncologia Medica info@artoi.it

By dott. Massimo Bonucci, è nato a Viterbo e si è laureato in Medicina all’Università di Pisa nel 1986. Direttore Patologia Clinica ed Anatomia Patologica Casa di Cura San Feliciano.
Specialista in Anatomia Patologica e in Oncologia Medica, è docente in Corsi e Master Universitari all’Università di Milano e all’Università di Chieti.
È Board and Advisor della “Foundation for Collaborative Medicine and Research” Connecticut (USA).

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http://members.aol.com/pbchowka/hoffer.html

UKRIN www.ukrin.com

Commento NdR: anche se rispettiamo ed indichiamo alcune delle possibili terapie naturali per ogni “malattia”, anche perche’ le reazioni ad ogni tipo di terapia sono diverse da soggetto a soggetto, vogliamo ricordare che anche il cancro come qualsiasi altra malattia nasce in “luoghi” ben precisi e quindi ogni sintomo-malattia ha le sue Cause, con Cause secondarie e terziarie.
Leggere la tesi su Cancro e Medicina Naturale
vedi anche e sopra tutto per il Cancro: Protocollo della Salute 3 + Cancro
vedi: Parte del libro di Bonifacio – 40 casi di guarigione + Come fare i clisteri di acqua basica

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ESEMPIO di CURA ALTERNATIVA per un CANCRO della PELLE
Un’esperienza personale del dr. Mario Rizzi (non medico).
Qualche mese fa ho deciso di eliminare un piccolo, ma brutto tumore della pelle, di circa 8 mm di diametro, situato a circa 4 cm destra del mio ombelico.

In base agli studi fatti, con special riguardo a quanto espresso dai dottori Simoncini e Kremer, ho fatto una verifica radiestesica sul piccolo tumore della pelle, scoprendo in tal modo che il pH del citoplasma delle cellule era OK, mentre quello del nucleo notevolmente più acido del normale. Ho seguito la procedura che segue, ottenendo, nel giro di tre settimane, l’eliminazione completa del tumore.

Procedura diagnostico/terapeutica

– 1. Ho caricato il pendolo radiestesico con le radiazione emesse dal tumore che, in questo caso, fungeva da testimone.
– 2. Ho verificato il pH cellulare del tumore: citoplasma normale, nucleo molto acido.
– 3. Ho cercato, mediante la Radiestesia Medica, qualcosa che rimettesse a posta il pH del nucleo, ho trovato lo zenzero,
– 4. Ho fatto una pomata in parti uguali di crema Nivea e zenzero.
– 5. Con detta pomata ho iniziato a trattare la superficie del tumore più volte al giorno. Un controllo fatto dopo 3 giorni mi ha confermato che la pomata aveva ripristinato il pH del nucleo delle cellule per uno strato di circa 1 mm partendo dalla superficie.
– 6. Dopo circa 20 giorni il pH del nucleo di tutte le cellule del tumore era Ok, il tumore si era staccato tutto intorno, era gonfio e cominciava ad emettere una minima quantità di siero e sangue.
– 7. Ho smesso di applicare la pomata e sotto consiglio di mia moglie (di cui ho verificata la validità radiestesicamente) ho iniziato a ungerlo con olio di ricino.
– 8. Nei giorni seguenti il peduncolo centrale, con cui il tumore era attaccato al corpo, si è fatto sempre più piccolo fintanto che, dopo alcuni giorni, si è staccato.
– 9. Dopo tre settimane del tumore non era rimasta traccia alcuna.

Qui sotto si può seguire il resoconto fotografico della procedura descritta:
http://tinypic.com/view.php?pic=63iizpi – http://tinypic.com/view.php?pic=4yj6ck2
http://tinypic.com/view.php?pic=62emgsi – http://tinypic.com/view.php?pic=6gttwcy
http://tinypic.com/view.php?pic=6cza6qc

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Artemisia (Assenzio)
Un’antica ricetta del popolo cinese potrebbe essere la chiave per un trattamento anti-cancro non tossico
Due biochimici dell’Università di Washington hanno scoperto nella medicina popolare cinese un rimedio potenzialmente molto promettente nel trattamento del cancro. Il Prof. Henry Lai e il suo assistente Prof. Narendra Singh hanno esaminato la straordinaria efficacia delle proprietà chimiche di un derivato dell’assenzio sulle cellule tumorali del seno. Uno studio menzionato nella nuova edizione del Life Sciences descrive come questa sostanza praticamente uccide entro 16 ore tutte le cellule tumorali del seno umano.
Il Prof. Lai dice: “si direbbe che non solo funzioni ma lo fa selettivamente”. E aggiunge: “E’ altamente tossico per le cellule tumorali del seno, ma a quelle normali ha solo un effetto negligente.”

La combinazione Artemisinin, non è niente di nuovo, a quanto pare veniva usata già migliaia d’anni fa, estraendola dalla pianta Artemisia annua L., comunemente conosciuto come Assenzio, in modo da combattere la malaria. Con il tempo questo trattamento è andato nel dimenticatoio.
Venne riportato alla luce negli anni settanta, ricercando antiche ricette contro la malaria, e attualmente il suo uso è diffuso in Asia e in Africa per combattere le malattie trasmesse dalle zanzare.

La combinazione aiuta a tenere sotto controllo la malaria, dato che reagisce con l’alto contenuto di ferro nei parassiti della malaria. Quando l’Artemisinin è a contatto con il ferro, avviene una reazione chimica, la quale libera delle particelle cariche, denominate “radicali liberi”.
Questi attaccano la membrana delle cellule, distruggendola in modo che i singoli parassiti muoiono. E’ da circa sette anni che il Prof. Lai sostiene che questo procedimento dovrebbe funzionare anche con le cellule tumorali.

Il prof. Lai spiega: “le cellule cancerogene necessitano di tanto ferro per la riproduzione del DNA nella divisione cellulare”. Aggiunge: “ Per questo motivo, la concentrazione di ferro è più elevata nelle cellule tumorali che in quelle normali. Quando abbiamo iniziato a capire il funzionamento del Artemisinin, mi sono chiesto, se potevamo usare questa conoscenza per sconfiggere le cellule tumorali.” Lai ha sviluppato un metodo possibile e ha cercato degli sponsor.
Alla fine è riuscito ad ottenere un sostegno finanziario dall’Associazione Cancro al Seno di San Francisco. Intanto, l’Università di Washington ha brevettato le sue idee.

Le idee secondo Lai e Singh consistono nel sovraccaricare le cellule tumorali con del ferro, in modo da poterle poi uccidere selettivamente con l’Artemisinin. Onde poter accumulare più ferro possibile, era necessario avere un gran numero di recettori di transferrina, i quali facilitano l’entrata di ferro nelle cellule. Le cellule tumorali del seno non fanno eccezione. Hanno 15 volte più recettori di transferrina che le cellule normali.

Nello studio preliminare, i ricercatori esponevano sia le colture delle cellule tumorali del seno che quelle normali, all’olotransferrina ( lega con i recettori di transferrina in modo da trasportare il ferro alle cellule), al diidroartemisinin (una variante dell’artemisinin idrosolubile), ed a una combinazione delle due.
Esposte a una sola sostanza, l’effetto era nullo, esposte a due sostanze l’effetto era leggero.
A quelle esposte prima all’olotransferrina e poi al diidroartemisinin, l’effetto era invece notevole. Solo il 25% delle cellule cancerogene erano rimaste dopo 8 ore.
Invece, dopo 16 ore dall’esposizione, la maggioranza delle cellule cancerogene erano state eliminate.

Uno studio precedente inerente le cellule della leucemia ha ottenuto dei risultati ancora più sorprendenti. Entro 8 ore, la maggioranza delle cellule cancerogene erano state eliminate.
Una possibile spiegazione potrebbe essere l’alta concentrazione di ferro nelle cellule della leucemia. “Hanno la più alta concentrazione di tutte le cellule cancerogene”, spiega Lai. “ Le cellule della leucemia possono contenere 1000 volte più ferro delle cellule normali.

Il prossimo passo sarà l’esperimento sugli animali. In misure minime, questi esami sono già stati eseguiti. In uno studio precedente, un cane con un cancro alle ossa, in una misura tale che impediva al cane di camminare, ha avuto una guarigione completa entro cinque giorni. Comunque, degli studi più profondi andrebbero eseguiti.

Se questo procedimento adempirà le aspettative, rivoluzionerà il trattamento di alcuni tipi di cancro, dice Lai. La meta sarebbe di arrivare ad un trattamento che si possa fare a casa e per via orale.
Lai dice: “Sarebbe molto facile e le nostre ricerche potrebbero consentirlo” .
Un altro vantaggio sarebbero i costi – un prezzo molto a buon mercato di $ 2 per dosaggio. E grazie alle migliaia di persone che hanno già provato l’Artemisinin per il trattamento contro la malaria, possiamo dire che abbiamo abbastanza prove per dimostrare che l’Artemisinin è senza effetti collaterali.” Qualunque cosa succeda, una parte della lode va ai naturopati sconosciuti di altri tempi . “ La cosa più straordinaria, è che i cinesi l’avevano adoperato già dai tempi remoti”, dice Lai. “ Noi gli abbiamo solo dato una nuova applicazione”.
Tratto da: http://www.drclarkinfocenter.com/ita/products_devices/vitamins/wormwood.php
Parte del libro di Bonifacio – 40 casi di guarigione
Visionate il libro di Giorgio Bogoni: “La verita’ che il tuo oncologo non puo’ dirti”

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Onde di tutti i tipi per bruciare i tumori senza usare il bisturi – 6 giugno 2013
Operare un tumore «cuocendolo» con il calore delle onde elettromagnetiche. Senza cicatrici, con costi e ricoveri molto ridotti.
È possibile grazie all’oncologia interventistica, un settore giovanissimo della medicina (gli albori della disciplina risalgono ad appena una trentina d’anni fa, nella pratica clinica è arrivata di fatto da poco più di dieci anni) su cui l’Italia ha scommesso fin dall’inizio, quando nel resto del mondo pochi ci credevano. Non a caso, proprio nel nostro Paese, a Cernobbio, si è appena concluso il più importante evento mondiale sul tema, l’Interventional Oncology Sans Frontiéres Congress: obiettivo, fare il punto sulle tecniche in uso e i risultati ottenuti a oggi, ma anche stilare linee guida condivise e capire quali saranno le prospettive del prossimo futuro, visto che, stando agli esperti, si tratta di un’area della medicina con notevoli potenzialità, oltre che di un settore in cui negli ultimi anni si è investito molto.

Tutto è iniziato quando, negli anni ’80, i medici pensarono di provare a eliminare il cancro portando un «killer» fin dentro il tumore, senza toccare i tessuti sani intorno. Per i primi tentativi fu scelto l’alcool assoluto, che uccide i tessuti distruggendo l’endotelio che riveste i vasi sanguigni e provocando trombosi dei piccoli vasi: veniva iniettato nelle masse tumorali con semplici aghi, ma non era sempre un valido «sicario», come racconta Luigi Solbiati, organizzatore del congresso di Cernobbio e Direttore della Radiologia Interventistica Oncologica dell’Azienda Ospedaliera di Busto Arsizio:

«Sui piccoli epatocarcinomi (tumori nel fegato, ndr) funziona perché il tumore ha una capsula che trattiene l’alcool al suo interno ed è anche ricco di vasi sanguigni; però su tutti gli altri tumori, che non hanno queste caratteristiche, l’alcoolizzazione non è efficace. Così, negli anni ’90 si pensò di provare con il calore della radiofrequenza, già usato per eliminare cellule cardiache da cui originano alcune aritmie o per trattare piccoli focolai di epilessia nel cervello».
Il concetto è semplice: una sonda-elettrodo si inserisce nel tumore ed emette una radiofrequenza che, a contatto con il tessuto tumorale, produce un calore molto elevato, fino a cuocere, letteralmente, le cellule circostanti, uccidendole. Poco più lontano l’effetto è pari a zero, per cui i tessuti sani vengono risparmiati. «All’inizio riuscivamo a trattare lesioni minime, ma in pochi anni siamo passati dall’eliminare noduli del diametro di un centimetro a trattare lesioni di 4-5 centimetri — racconta Solbiati —. Negli ultimi 10 anni l’esperienza è aumentata tantissimo in tutto il mondo. Nel caso dell’epatocarcinoma i pazienti trattati sono già decine di migliaia e la termoablazione con radiofrequenza è ufficialmente inserita fra le terapie da praticare nelle linee guida di molte società scientifiche».

L’oncologia interventistica, grazie anche a metodi più potenti della radiofrequenza, come le microonde e la crioablazione, viene ormai ampiamente utilizzata per il trattamento mini-invasivo di metastasi epatiche (se sono localizzate solo al fegato, in numero limitato, di diametro non superiore a 3-4 cm e in caso di scarsa o assente risposta alla chemioterapia), per tumori del rene entro i tre centimetri e, nel polmone, per tumori primitivi e metastasi di piccole dimensioni. Esistono poi numerosi campi in cui l’impiego è promettente e sempre più frequente.

«Per decidere se l’oncologia interventistica può essere utile nel singolo caso bisogna considerare però diversi parametri, partendo da caratteristiche e dimensioni del tumore — spiega Solbiati —. Se, infatti, la lesione è inferiore ai due centimetri, la probabilità di successo (ovvero di un’eliminazione completa, definita come la non-ricrescita ad un anno di distanza dal trattamento) è attorno al 95%; la percentuale scende gradualmente all’aumentare della dimensione, e al di sopra dei cinque centimetri i risultati sono scarsi. Anche il numero di noduli da eliminare conta: se nello stesso organo ce ne sono 4-5 piccoli il trattamento può essere eseguito, ma la terapia è sconsigliabile se i bersagli sono più grandi e numerosi.

Da considerare c’è inoltre il rapporto della neoplasia con i tessuti circostanti: se il tumore sporge verso zone che potrebbero essere danneggiate dal calore è preferibile evitare l’ablazione. Meglio ricorrere a un altro metodo anche se il paziente ha caratteristiche che lo mettono a rischio, come una cirrosi avanzata che potrebbe peggiorare con il trattamento, o disturbi della coagulazione, perché in caso di emorragia interna potrebbe essere difficile eseguire un intervento riparativo.

L’oncologia interventistica può sembrare semplice, ma va usata secondo indicazioni precise: non può essere utilizzata sempre, altrimenti si rischia di non ottenere risultati validi ed esporre il paziente a gravi rischi».

Fondamentale è anche l’esperienza di chi interviene, per ridurre il pericolo di danneggiare tessuti e organi vicini: in Italia i Centri dove viene praticata l’oncologia interventistica sono ormai moltissimi, ma è essenziale rivolgersi a strutture che abbiano una casistica numerosa e in cui siano disponibili tutte le metodiche, per poter scegliere l’opzione terapeutica più adatta a ciascuno.

«Questa branca della medicina, essendo ad altissima componente tecnologica, richiede investimenti consistenti per aggiornare gli strumenti: ha senso perciò concentrare gli sforzi solo su alcuni centri di riferimento — interviene Franco Orsi, direttore dell’Unità di Radiologia Interventistica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano —. Altrettanto importante, far sì che il radiologo interventista non sia un mero esecutore che interviene sul paziente senza averlo visto prima e senza seguirlo dopo: per avere i migliori risultati tutte le fasi della terapia vanno valutate assieme al chirurgo e all’oncologo. Purtroppo spesso arrivano da noi pazienti che non hanno più nè aspettative di cura né altre opzioni di trattamento possibili, a cui serve solo la palliazione del dolore in una fase avanzata di malattia: in realtà, con gli strumenti diagnostici attuali è e sarà sempre più semplice individuare i tumori piccoli, a uno stadio iniziale, in cui potrebbe essere vantaggioso questo approccio».

Tutto ciò sarebbe utile anche in termini di costi, visto che per un’ablazione con radiofrequenza occorrono 1000-1200 euro di materiali e in genere basta un ricovero di una notte. Il bisturi, tuttavia, sottolineano gli esperti, continuerà a essere indispensabile per tanti malati; l’importante è che cominci a diffondersi la consapevolezza che, a volte, si può intervenire anche in questo modo con efficacia. «In molti casi — osserva Orsi — dovremmo poter tentare prima la strada del l’oncologia interventistica, e solo quando questa non dovesse bastare, passare alla chirurgia, invece dell’inverso».
By Elena Meli – Tratto da: corriere.it

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Diagnosi precoce di tutte le malattie importanti, specie quelle degenerative, tipo ilCancro
Per difendere la tua vita e quella dei tuoi cari, basta poco.
E ‘ confermato che il test dell’acido tiodiglicolico nelle urine si può eseguire dal giorno 15 settembre a Palermo presso il Policlinico di Palermo dell’Università degli Studi: 091.6553167 al costo di € 40
(L’acido tiodiglicolico è un prodotto fisiologico del metabolismo umano. Un innalzamento dei livelli urinari di tale metabolita sono un indice dello squilibrio dell’attività ossido-riduduttivadella cellula (stress ossidativo).
L’acido tiodiglicolico si forma da diversi pathway metabolici: ad esempio è coinvolto nel pathway ossidativo della creatina che coinvolge le vitamine B2, B6, il tetraidrofolato, il glutatione e l’urea).

Non è un test di condanna a morte, ma un test preventivo, una prevenzione per monitorare tutto il sistema antiossidante.
Questo permetterà di evitare che l’organismo possa andare in stress ossidativo e quindi in patologia degenerativa.

E’ consigliato principalmente a tutte le persone anziane, e prima di fare qualsiasi vaccino;

A tutte le persone che hanno problemi cardiaci e problemi all’apparato digerente. Tutte le persone che hanno vissuto e vivono in ambienti inquinati.
Se l’esame risulta positivo (presenza della molecola) il dato va trasmesso per ora alla Associazione per la ricerca scientifica “emmanuele”: e- mail emmanuele.ars@hotmail.it che gratuitamente ti indicherà una terapia integrante per eliminare la causa.
In tutti i casi riusciamo sempre a tirare fuori la gente da questa situazione.
Perchè Palermo e Bergamo soltanto ? perche’ vi sono resistenze da parte degli enti ufficiali, affinche’ non si cambino gli attuali protocolli del Ministero della “sanita’ “, che e’ legato a filo doppio con Big Pharma…
Questa mia scoperta e del 1998 (relazione scientifica firmata da tanti scienziati e da direttori di compartimento dell’Università di Palermo) osteggiata da tutti per i motivi che potete immaginare. Ci vorrà molto tempo per divulgarla e farla applicare ovunque.

La Seria RICERCA sul CANCRO (ostacolata dall’Oncologia ufficiale) – vedi anche:Ascorbato di Potassio

Commento NdR: anche se rispettiamo ed indichiamo in questo portale, tutte le possibili terapie naturali per ogni malattia, anche perche’ le reazioni ad ogni tipo di terapia sono diverse da soggetto a soggetto, vogliamo ricordare che anche il cancro come qualsiasi altra malattia nasce in “luoghi” ben precisi e quindi ogni malattia ha le sue Cause, con Cause secondarie e terziarie.

IMPORTANTE:
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto contrasti con le autorita’ mediche, e per essere precisi, affermiamo che NON condividiamo in toto le loro terapie (quelle monoterapeutiche), in quanto per noi, seguaci della Medicina Naturale lamalattia (cancro compreso) e’ MULTIFATTORIALE, quindi NESSUN prodotto puo’, da solo, guarire dalla malattia della quale si e’ malati !

L’acidosi e’ la base fisiologica del Cancro – Il Conflitto Spirituale Irrisolto, ne e’ la Causa primaria
Cancro = Combattere l’acidita’ per sconfiggerlo – Le ultime ricerche
Nutriterapia Biologica Metabolica x il Cancro e non solo + Terapia Biologica Metabolica CRAP + Cura metabolica per il Cancro + Stress Ossidativo +PREVENZIONE, TERAPIA per il Cancro, perche’ NON si vuole applicare ? + Terreno Oncologico + Bioelettronica + Semeiotica e Biofisica

Documenti provanti l’indispensabilita’ delle Vitamine della Frutta e verdura, oltre aisali minerali:
Doc.1 + Doc.2 + Doc.3 + Doc.4 + Doc.5 + Doc.6 + Doc.7 + Doc.8 + Doc.9 + Doc.10 + Doc.11 + Doc.12 + Doc.13 + Doc.14 + Doc.15 + Doc.16 + Doc.17 + Doc.18 + Doc.19 + Doc.20 + Doc.21 + Doc.22 + Doc.23 + Doc.24 + Doc.61

vedi anche: CURE Naturali del Cancro + Documentazione + Protocollo G. Puccio + Diritti negati + Ricercatore ostacolato dalla Oncologia Ufficiale + Giornale di Sicilia + Come fare i clisteri di acqua basica + Cancro e Medicina Naturale + 1.000 Piante per il Cancro + Libro del dott. Nacci (Italiano) + Libro del dott. Nacci in Inglese + Condiloma eliminato con acqua basica al Bicarbonato di Sodio + Protocollo della Salute + Cancro + Diagnosi precoce

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Marcello Pamio – tratto da “Cancro Spa: leggere attentamente le avvertenze”

[1] Medicina kaput col mito del placebo?, Luigi De Marchiwww.luigidemarchi.it/innovazioni/educazione/articoli/01_medicinakaput.html
[2] Idem
[3] Conferenza “Medicalizzazione della vita e comunicazione sanitaria” del Dottor Gianfranco Domenighetti – già Direttore sanitario del Canton Ticino – tenuta il 22 novembre 2008 al VIII° Congresso nazionale di medicina omeopatica di Verona.
[4] “Approccio metodologico all’omeopatia”, Dottor Roberto Gava, farmacologo e tossicologo, ed. Salus Infirmorum, Padova
[5] “Il tradimento della medicina”, Alberto Mondini
[6] Idem
[7] Idem
[8] Per mutageno si intende ogni agente chimico o fisico che agisce sui cromosomi alterandone l’informazione genetica. Per cancerogeno si intende ogni sostanza capace di produrre il cancro.
[9] Gli alchilanti agiscono direttamente sul DNA di qualsiasi tipo di cellula senza specificità. Possono intervenire sulle basi del DNA oppure rompendo l’intera molecola di DNA o ancora bloccando la trascrizione o la duplicazione. L’azione principale di un alchilante consiste però nel formare un legame trasversale tra due eliche complementari di DNA che porta alla rottura della catena polinucleotidica. Quindi, il DNA viene danneggiato e non è più in grado di duplicarsi e completare la sintesi proteica.
[10] “Mostarde azotate”, “Emergenze”, tratto dal sito del Ministero della Salute
http://uc6.asimantova.it/index.php?option=com_content&task=view&id=312&Itemid=54
By Marcello Pamio – tratto da “Cancro Spa” – Tratto da: stampa libera.it

http://www.mednat.org/cancro/altre_cure.htm

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