LA SCIENZA: STUDI SUL REIKI

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LA SCIENZA: STUDI SUL REIKI

Grazie all’utilizzo di sensori delle nuove tecnologie è possibile documentare la rigenerazione cellulare stimolata dai trattamenti Reiki.
 
La principale azione terapeutica esercitata dall’Operatore Reiki proviene da una emissione di biofotoni cerebrali e dall’onda informativa delle simil-alpha. 
 
La trasmissione elettromagnetica cerebrale del Reikista stimola per Biorisonanza l’attività cellulare cerebro-organica del ricevente nelle stesse frequenze.  
L’attività elettromagnetica del DNA – RNA dei neuroni cerebrali delle cellule alterate del ricevente viene riattivata dall’Operatore Reiki con un’azione di Biorisonanza trasmessa per induzione.
 
Qualche anno fa si pensava al cervello come una “massa pensante” e che le “guarigioni” fossero dovute all’effetto placebo o all’azione suggestiva provocata dal Reikista o dal pranoterapeuta che trasmetteva “calore” dalle mani. Quando la persona non guariva, l’operatore era senza il “fluido della guarigione”, e quando “guariva” era invece il ricevente che si auto-suggestionava stimolando il processo di auto-guarigione. 
L”Operatore Reiki non guarisce, ma attiva e dona il Riequilibrio Energetico a livello profondo, stimolando il sistema endocrino, neurologico ed immunitario accelerando il processo di guarigione.
                                      
Alcuni studiosi, come per esempio il Dott. John Zimmerman e il Dott. Robert Becker negli anni ottanta, si occuparono di verificare cosa avviene quando si praticano le terapie energetiche, durante i trattamenti Reiki. 
La ricerca rivelò che non solo le onde cerebrali del praticante e del ricevente si sincronizzavano nello stato Alfha, caratteristico del rilassamento profondo, dell’analgesia e della meditazione, ma che vibravano e pulsavano all’unisono con il campo magnetico terrestre: la “Risonanza Schuman”.
Durante i trattamenti, il campo biomagnetico dei Reikisti era mille volte più esteso del normale e ciò non aveva alcuna relazione con la corrente del corpo interno.
 
Il Dott. John Zimmerman nel 1990 in America e Seto nel 1992 in Giappone approfondirono ulteriormente gli studi dell’ampio campo biomagnetico pulsante emesso dalle mani di praticanti di metodi di trasmissione energetica come il Reiki, durante l’esecuzione dei trattamenti. Scoprirono che le pulsazioni vibrano alle stesse frequenze delle onde cerebrali, in un intervallo compreso tra 0,3 e 30 Hz, con maggiore densità tra 7 e 8 Hz, nello stato ALPHA. 
Ricerche mediche hanno dimostrato che in questo intervallo di frequenze, le capacità di autoguarigione del corpo sono fortemente stimolate e che specifiche frequenze possono essere utilizzate per rigenerare i diversi tessuti. Per esempio: 2 Hz per la rigenerazione dei nervi, 7 Hz per la crescita ossea, 10 Hz per la guarigione dei legamenti e 15 Hz per la formazione dei capillari. 
 
I macchinari per la fisioterapia sono basati su questi principi, cioè creati per favorire la rigenerazione dei tessuti molli, e la tecnologia ad ultrasuoni è comunemente usata per “pulire” le arterie intasate e disintegrare calcoli renali. Inoltre, da anni, è risaputo che posizionare, applicare una bobina elettrica attorno a una frattura aiuta l’osso a crescere e a rigenerarsi.
La stessa cosa avviene nelle persone che ricevono un trattamento Reiki. 
 
Il Dott. Becker ritiene che sia questo effetto, più di ogni altro, che regola la rigenerazione delle ferite e il riequilibrio dell’intero sistema. Ciò evidenzia una delle caratteristiche del Reiki che lo rendono particolarmente efficiente, vale a dire il fatto che sia il praticante che il ricevente beneficiano del trattamento. 
Il Dott. Becker, come anche il Dott. Marco Todeschini, spiegano come le onde cerebrali non siano confinate al cervello ma viaggino in tutto il corpo attraverso il sistema neurale e nervoso, costituito dalle guaine dei tessuti connettivi che circondano tutti i nervi. 
Nel corso di un trattamento, queste onde iniziano come pulsazioni relativamente deboli nel talamo del cervello del praticante e accumulano forza mentre fluiscono ai nervi periferici del corpo, incluse le mani.  Il Dott. Becker basò il proprio studio su un campione di soggetti di diverse culture e indipendentemente dai loro sistemi di credenze o usanze e tutti i test portarono ai medesimi straordinari risultati.
 
“Grazie a queste scoperte dell’Ingegnere Marco Todeschini in Italia,  si realizzarono le protesi “mobili” di nuova generazione, che collegate con delle fibre ai nervi degli arti amputati/mancanti la persona è in grado di riavere un arto, come mani, braccia e gambe, purché artificiale, con le stesse funzionalità di quello biologico, almeno dal punto di vista del movimento, “comandato” con lo stesso impulso dal cervello come avviene normalmente con gli arti dell’essere umano”.
 
L’efficacia del Reiki è stata testata  in ambito medico, in vari Ospedali d’Italia e del mondo dove è stato dimostrato come il Reiki sia efficace nelle terapie del dolore, nella fase pre e post operatoria, durante i trattamenti invasivi come chemio e radioterapie su pazienti oncologici. 
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Si è inoltre dimostrato come lo stato di rilassamento mentale e fisico prodotto da un ciclo da tre a cinque trattamenti Reiki si protrae per qualche settimane ed è in grado di alleviare ed eliminare sintomi fisici quali dispnea, astenia, nausea, ansia, insonnia e depressione. 
 
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Articolo elaborato sulla pubblicazione di Sabrina Tamisha – Federazione Reiki Regno Unito
 
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